Ragione e Sentimento

Sentire o pensare? Sono due modalità con cui capiamo il mondo. A qualcuno può venire in mente una storia, anzi, un romanzo: Ragione e Sentimento, di Jane Austen, nel quale le protagoniste sono due sorelle, una romantica e sentimentale, l’altra più razionale e pragmatica.

In realtà, entrambe soffrono pene d’amore e si destreggiano in una complicata società piena di regole, ambizioni ed interessi economici, rimanendo fedeli a loro stesse. Nel romanzo non c’è un giudizio su quale delle due attitudini sia la migliore per affrontare la vita.

È interessante riflettere sul titolo originale ovvero: “Sense and Sensibility”. Il gioco di parole, intraducibile in italiano, mette in rilievo come queste attitudini siano “sorelle” e abbiano la stessa radice semantica; “sense” significa, appunto, ragione, ragionevolezza, buon senso, mentre “sensibility” sta per sensibilità.

Queste due modalità sono entrambe definibili come “intelligenze”, anche se una è conscia, ovvero siamo in grado do osservarla mentre lavora, e l’altra è inconscia e non la vediamo in azione, ma ne percepiamo i risultati quando magari abbiamo “una sgradevole sensazione” o incontriamo qualcuno che “ci ispira fiducia”.

La nostra modalità “sensibility”, tuttavia, non nasce dal nulla, per magia. Nasce dall’esperienza e dall’attitudine innata degli esseri umani di osservare e registrare le piccole sfumature del comportamento degli altri, una micro espressione del viso, un’intonazione nella voce. È una mole di informazioni enorme, che non riusciamo ad elaborare con il pensiero razionale, ma che il nostro inconscio percepisce e registra istantaneamente.

Certo, le sensazioni possono rivelarsi sbagliate, ma siamo davvero sicuri di ascoltarle veramente? O ne percepiamo solo un’eco diluita da altre mille informazioni che ci abbagliano come insegne luminose al neon?

L’intuito forse non è altro che l’allenamento della nostra sensibilità ad afferrare le informazioni sottili, quelle che sfuggono alla linearità del pensiero. La ragione, dal canto suo, è l’allenamento a collocare quelle informazioni in un contesto più ampio, che trascende l’esperienza personale.

Valeria Franco

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